Vai al contenuto principale

Tavole in giro

L’ingrediente segreto siamo noi

Per noi italiani, la tavola è il luogo dove tutti gli ingredienti si mescolano e danno vita, ogni volta, a qualcosa di nuovo e sorprendente. In IKEA crediamo che non sia solo un pezzo d'arredo, ma il simbolo della condivisione, il punto di partenza di storie, ricette e incontri unici, sempre diversi, perché l’ingrediente segreto siamo noi.

Un viaggio attraverso le tavole d'Italia

Il tavolo in processione

La vera storia delle minne di Sant’Agata a Catania 

A Catania, durante la festa di Sant'Agata, la tavola si allarga per abbracciare l'intera città. In quei giorni via Etnea è attraversata da folle di fedeli in processione che trasportano l’effige della patrona, mentre nel cielo esplodono i fuochi d’artificio. Le persone entrano ed escono dalle pasticcerie, perché sui banconi c’è un dolce particolarmente caro alla tradizione della città: le Minne di Sant’Agata.

Questo pan di Spagna dalla forma che ricorda il seno femminile, ripieno di ricotta, canditi e cioccolato, porta con sé secoli di storia; e di recente ha conquistato anche l’attenzione dei media internazionali: il New York Times le ha rese protagoniste di un articolo, raccontandone le origini e il legame con la leggenda del velo miracoloso che avrebbe salvato Catania da un’eruzione dell’Etna, e di come anche chef e artisti le reinterpretano; dalla versione mochi dell’artista newyorkese Laila Gohar alla variante con ciliegie verdi candite della chef estone Monika Varsavskaja, a quella al rabarbaro della pasticcera inglese Hebe Konditori.

Piazza Università​
Piazza Università​

Il viaggio delle Minne di Sant’Agata ci ricorda che quello che sappiamo conservare non resta mai fermo: attraversa lingue, culture e forni, cambiando forma ma conservando sempre il suo nucleo autentico. L’ingrediente segreto siamo noi, nel modo in cui “lasciamo partirele nostre tradizioni, pronte a raccontare la nostra identità ben oltre il tempo e lo spazio di una sola festa, di un solo paese.

Piazza Università​

Il tavolo che suona e profuma

La storia della notte di San Giovanni a Parma 

Palazzo Delle Rose Prati

Durante festival e fiere annuali la scaletta è variabile ma il finale è garantito: un assolo di violino accompagna teglie fumanti, la fisarmonica si intreccia al profumo delle tigelle e qualcuno ricorda la notte di San Giovanni, quando da generazioni si cena all’aperto per assaporare i tortelli sotto la “rugiada che porta fortuna”. Nessuno dirige, ma tutto scorre: cibo e musica si passano il testimone.

Qui la ricetta è semplice e facile da replicare, perché l’ingrediente segreto siamo proprio noi che ci amalgamiamo alle tradizioni del territorio, agli ospiti di passaggio e alla voglia di stare insieme.

A Parma la tavola non è mai solo un piano di legno: è orchestra, banco di lavoro e platea improvvisata. Nei giorni di festa, tra l’Oltretorrente e piazza Garibaldi, capita che le sedie si moltiplichino all’improvviso. Un tagliere di prosciutto di Parma fa da apertura, una forma di Parmigiano Reggiano diventa il centro della scena, mentre un pubblico senza biglietto porta storie, aneddoti e bottiglie da condividere.

Palazzo Delle Rose Prati

Il tavolo che cammina

La storia del Giubileo a Pisa​

A Pisa la tavola non sta mai ferma: segue i passi di chi attraversa la città lungo la Via Francigena, con lo zaino in spalla e gli scarponi consumati.

Nel 2025, i pellegrini sono aumentati e molti di loro sono giovanissimi, con meno di 25 anni: arrivano da ogni parte del mondo, attratti da questo percorso ricco di storia che può portarli verso Roma o Santiago di Compostela, ma anche dalla promessa di una forchettata di pasta al dente. In occasione del Giubileo è nata una rete di locali che offre menù semplici, prenotabili anche con buoni pasto digitali.

Piazza Garibaldi
Piazza Garibaldi

Piatti di ribollita o panzanella viaggiano dalla cucina alla tavola come timbri sul passaporto, e il cameriere finisce per diventare un po’ guida turistica e un po’ compagno di strada. Qui si mangia in fretta solo se il cielo minaccia pioggia, altrimenti il tempo si dilata tra racconti e consigli su dove trovare il miglior caffè prima di rimettersi in marcia. L’ingrediente segreto, in questo movimento di piatti e passi, siamo noi: il modo in cui accogliamo, condividiamo e ci lasciamo sorprendere dai racconti degli altri.

Piazza Garibaldi

Il tavolo della tradizione​

​​​La storia delle orecchiette di Bari

A Bari la tavola profuma di pasta fresca. Nelle case baresi le mani delle signore lavorano veloci, e con un colpo di coltello e un movimento del polso trasformano la semola in conchiglie rugose. Le orecchiette vengono poi stese ad asciugare su tavole di legno, allineate una vicina all’altra. Accanto alle pastaie figlie, figli e nipoti osservano, provano a imitarle e ridono dei propri tentativi, imparando non solo la ricetta, ma anche l’importanza della cura che quei gesti richiedono e la bellezza di tramandare le tradizioni di generazione in generazione.

Via Sparano ​
Via Sparano ​

La cucina diventa un’occasione per ritrovarsi, raccontare storie di famiglia e curiosità del quartiere. Le orecchiette alle cime di rapa fanno da sfondo a questi momenti di condivisione. Accanto alla ricetta classica, si sono diffuse versioni diverse: dal grano arso della Daunia, al nero di seppia. Ma, al centro rimane sempre la stessa storia, quella di un piatto nato dalla cucina contadina, arricchito nel tempo da mani diverse e che ancora oggi mantiene vivo il legame tra chi cucina e la città.

Quando scegliamo di tenere viva una tradizione, raccontando anche le storie che la accompagnano, l’ingrediente segreto siamo noi.

Via Sparano ​

Il tavolo paziente

A riprendere quel lavoro paziente, però, ci pensano produttori e macellai locali, e il vero legame si rinnova proprio intorno a quelle tavolate in festa: lì, dove quella preparazione artigianale viene osservata da centinaia di occhi, dove ogni storia trova spazio accanto a un piatto. Quando sappiamo riconoscere il lavoro che c’è dietro ogni cosa, quando scegliamo di dedicare tempo a ciò che conta, l’ingrediente segreto siamo noi.

Su viale della Riviera, a Pescara, è una sera di primavera e l’aria profuma di brace: la sagra degli arrosticini riempie le strade di voci, risate e tavole allungate. I cartocci passano di mano in mano e il vero spettacolo non è chi ne mangia di più - anche se la gara è sempre aperta - ma chi si siede accanto a chi, per condividere storie e racconti, un po’ come se ci si conoscesse da sempre. Un tempo gli arrosticini si preparavano in casa, quando ogni singolo cubetto di carne veniva infilzato con grande pazienza dalle famiglie; poi la produzione industriale ha lasciato da parte questa tradizione, oggi che la lentezza è un “lusso”.